MATERIALI DA COSTRUZIONE: smaltimento e recupero


Legno ed edilizia, trave di recupero da un edificio storico. Ottolini Legnami, Verona
Trave di recupero da un edificio del XVIII secolo


Cosa sapere sullo smaltimento dei materiali da costruzione


Il tema dello smaltimento dei materiali da costruzione oggi è centrale e coinvolge, come vedremo, il legno in modo particolare. Tanti infatti, i possibili risvolti positivi nel suo utilizzo. Prima di arrivare a questo però, ci sono gli aspetti generali da considerare. Il primo è che il settore edilizio consuma importanti quantità di risorse naturali e produce quantitativi altrettanto importanti di rifiuti. Basti qui riportare due dati: 57,4 milioni di tonnellate, pari al 41,3% di tutti i rifiuti speciali al 2019. Il secondo è il riferimento legislativo. La materia è trattata nel «Decreto Ministeriale del 5 aprile 2006, n. 186 ovvero il regolamento grazie al quale sono state fatte delle modifiche al Decreto Ministeriale del 5 Febbraio 1998 che si occupava della gestione semplificata dei rifiuti non pericolosi».

La normativa definisce in modo chiaro le quantità massime di materiale che si può smaltire; l’origine degli scarti, le loro caratteristiche e le condizioni per un possibile riuso; la pericolosità per le persone e l’ambiente. Sempre nel Decreto 5 aprile 2006 n. 186, quindi, si trovano le regole per il corretto trattamento e il riciclo dei materiali edili da smaltire. Già da questi accenni si comprende la complessità del tema, e la difficoltà in fase di divisione dei materiali tra riciclabili e non. Specie se si pensa che la Direttiva Europea del 1998 aveva come obiettivo «entro il 2020 il recupero del 70% dei rifiuti edili». Obiettivo tuttora molto lontano dall’essere raggiunto in Italia.


Gli scarti di acciaierie e cementifici e l’assorbimento di Co2

Negli ultimi anni si è puntato sempre di più a rendere maggiormente economico il processo di decarbonizzazione delle industrie dell’acciaio e del cemento, che abbiamo visto essere due pilastri portanti del settore edile. Tra gli obiettivi in riferimento al tema del riutilizzo vi è quello ambizioso di «catturare la CO2 prodotta» affinché, «una volta esaurita la loro capacità di stoccare anidride carbonica, questi ‘nuovi’ materiali saranno reimmessi nei processi industriali stessi per la produzione di cemento e di acciaio, o utilizzati come inerti per fondi stradali». Queste le parole di Stefano Stendardo, «ricercatore ENEA del Laboratorio di Ingegneria dei processi e dei sistemi per l’energia».

Anche il cemento di scarto può essere riutilizzato, in nuovi materiali che presentano, tra l’altro, caratteristiche migliori in fatto di Co2. Due tipologie di riuso sono la produzione di nuovo cemento e calcestruzzo per l’edilizia, e i citati sottofondi e manti stradali.


I problemi nello smaltimento di acciaio e cemento

Lo smaltimento e recupero di questi materiali da costruzioni porta, ad ogni modo, alcune problematiche già a monte. Tenendo come riferimento l’acciaio, per aderire alle linee guida della “Clean Power”, come anticipato nel nostro precedente articolo, servono ad oggi tra i 20 e i 30 anni. Senza contare l’incremento «dei costi energetici di produzione dell’acciaio, che come minimo si situano tra il 60% e il 90%». In altre parole il ciclo completo, dalla produzione allo smaltimento, rischia di essere insostenibile.

Il nuovo acciaio poi, include impurità derivate dalla mescolanza con altri metalli. Ciò significa che l’acciaio può essere di certo recuperato anche con ottimi risultati «per fare rotaie o tondini per l’edilizia», ma non per produrre «acciaio inossidabile o lamiere per automobili». Infine, guardando al cemento ci sono stati alcuni interessanti esperimenti recenti. Tra questi quello di un cementificio di Lixhe in Belgio, con risultati purtuttavia deludenti: 21 milioni di euro di spesa «per catturare appena il 2% della CO2 prodotta da quel solo cementificio».

Siamo ancora lontani dunque da una svolta tecnologica, capace di rendere acciaio e cemento dei materiali ecologici. Diventa così fondamentale pensare a tutto il processo produttivo dietro la costruzione di un edificio. Usare con intelligenza e parsimonia acciaio e cemento in edilizia, prediligendo altri materiali più sostenibili come il legno, può rivelarsi una scelta azzeccata a lungo termine.


L'uso del legno in edilizia e i vantaggi in fase di smaltimento
L'uso del legno in edilizia e i vantaggi in fase di smaltimento

Il legno e lo smaltimento dei materiali da costruzione


La scelta del legno in edilizia offre ulteriori vantaggi in fase di smaltimento. Il legno in effetti, può avere molte vite, senza richiedere lavorazioni “pesanti” in termini di costi e sostenibilità ambientale. Se pensiamo a una trave, questa può durare diversi secoli ed essere recuperata per nuove finalità architettoniche. Solo in caso di particolare usura sarà necessario optare per differenti destinazioni d’uso. E qui il legno dà tante nuove possibilità, secondo il concetto di “utilizzo a cascata”. Pensiamo alla realizzazione di mobili, complementi d’arredo, opere a carattere artistico che si possono realizzare grazie all’ingegno umano, prolungando così di molto la vita del legno.

Perciò il legno ha una duplice efficacia come materia prima e da costruzione, nella riduzione di Co2 in atmosfera. Da una parte nelle foreste, in aumento in Europa e maggiormente sfruttabili, con l’assorbimento effettuato dagli alberi. Dall’altra con un notevole prolungamento del suo utilizzo, prima di giungere all’eventuale scelta di bruciarlo con finalità di riscaldamento.


Il legno in edilizia per assorbire in modo naturale la Co2

Certo, il legno può produrre molta Co2 vista la sua composizione. Ciò avviene se marcisce o viene bruciato. Come da noi illustrato però, con un corretto governo delle foreste e un prolungamento dell’uso si ottengono grandi risultati rispetto a tutti gli altri materiali. A riguardo basti qui riportare uno studio dell’università di Aalto in Finlandia. Esso dà la portata del potenziale impatto che un maggiore utilizzo del legno in edilizia avrebbe riguardo la Co2.

L’analisi è stata fatta partendo da «50 casi di studio noti nella letteratura tecnica». Il risultato è sbalorditivo, se sarà confermato nella sua portata. Questo parla di 55 milioni di tonnellate di anidride carbonica immagazzinata in più all’anno, «se l’80% dei nuovi edifici residenziali in Europa fosse realizzato in legno sia nella la struttura portante, che nei rivestimenti, superfici e arredi». Questo dato equivale a quasi il 50% delle emissioni dell’industria del cemento in Europa!


Immagine da: Nuove Energie Rinnovabili


Il legno di recupero con Ottolini Legnami a Verona

La nostra azienda nata a Verona oltre sessant’anni fa, da tempo si occupa del recupero del legno: edifici storici, abitazioni, chiese. Quando delle travi, per esempio, iniziano ad essere usurate e non svolgono più il proprio ruolo in sicurezza, magari dopo secoli di vita della struttura, diventa necessario cambiarle. Il materiale però, come sottolineato può ritrovare nuove applicazioni, con lavorazioni assolutamente naturali e in tanti settori diversi: arte, design, oggettistica. Inoltre, un progetto architettonico o un prodotto artistico o di uso quotidiano realizzato con legno di recupero, che magari ha una storia importante alle spalle, acquista notevole valore economico aggiunto. Ciò a ulteriore riprova di come lo smaltimento e il riciclo del legno possa rivelarsi davvero vantaggioso nell’ambito della sostenibilità ambientale, grazie a questo "utilizzo a cascata".